Si fa per dire

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Teorie e pratiche di Lingua Italiana dei Segni

Autori: Francesca Delliri, Enrico Dolza, Achille Pesce

Prefazione: Rosella Puzzuoli

Descrizione

Per me le parole sono una bizzarria sin dall’infanzia. […] “Sentivo” qualcosa di diverso a seconda che si trattasse della collera, della tristezza o della soddisfazione, ma il muro invisibile che mi separava dai suoni corrispondenti a quella mimica era al tempo stesso trasparente come il vetro e compatto come il calcestruzzo.
E. Laborit, Il grido del gabbiano

Con questo libro si intendono divulgare in modo semplice alcuni fondamenti sulla patologia, sulla lingua e sulla cultura dei sordi. Al lettore viene proposto un percorso su questi temi il cui filo conduttore è costituito da luoghi comuni e dalle domande più frequenti che si pongono coloro che non hanno alcun vissuto di sordità. Il testo è ripartito in tre capitoli. Il primo è dedicato alla definizione di sordità da un punto di vista clinico e, successivamente, alla correlazione tra perdita uditiva e acquisizione del linguaggio. Nel secondo si prosegue il discorso sul linguaggio e sulle lingue che i sordi elaborano per comunicare tra loro, sopperendo al deficit e alla mancanza della lingua parlata; si introducono infatti alcuni fondamenti di natura semiotica e linguistica che caratterizzano la Lingua Italiana dei Segni come “lingua” a tutti gli effetti dei sordi italiani. Nel terzo capitolo infine si presentano i concetti di comunità e di cultura sorda, alcuni prodotti artistici in lingua dei segni e soprattutto i luoghi in cui oggi i sordi possono aggregarsi, elaborando e utilizzando la loro lingua.

Il libro è edito con il sostegno del Convitto Nazionale Sordomuti di Roma.

Cartman Edizioni partecipa al progetto Impatto Zero ® di LifeGate. Le emissioni di anidride carbonica prodotte per la realizzazione di questo libro sono state compensate con la riforestazione di un’area boschiva in crescita in Costa Rica.

DELLIRI FRANCESCA Laureata in Lettere moderne, lavora presso l’Istituto dei Sordomuti di Torino in qualità di responsabile del Centro di documentazione “R.A.D.I.C.E. sorda” ed è docente di Linguistica della L.I.S. per il corso di formazione “Interpreti di trattativa e conferenza nella Lingua Italiana dei Segni”.

DOLZA ENRICO Laureato in Lettere moderne, è educatore professionale. Dal 1992 lavora presso l’Istituto dei Sordomuti di Torino di cui è oggi coordinatore dei servizi. È docente responsabile del corso di formazione per “Assistenti alla comunicazione” e insegna nei corsi S.I.S.S. per insegnanti di sostegno.

PESCE ACHILLE Laureato in Scienze della Formazione, lavora con i sordi dal 1993 ed è collaboratore vicario del rettore del Convitto statale per sordomuti di Torino.

Con una impostazione fortemente divulgativa che predilige la semplicità si introducono fondamenti sulla patologia, sulla lingua e sulla cultura dei sordi. .. il volume è concepito quasi come la sezione FAQ (Frequently Asked Questions) di un sito Internet: domande semplici dettate spesso dalla curiosità comune compongono il titolo dei vari capitoli, cui vengono affidate proposte chiare e ben documentate.

Antonio Campbell, My Media, 11/2006.

Il volume, in formato tascabile, spiega le caratteristiche principali del linguaggio dei sordi, a partire dall’analisi delle teorie sulla natura della Lingua dei segni.. Il capitolo conclusivo è dedicato all’analisi del processo di autoconsapevolezza culturale della comunità sorda per il riconoscimento del codice dei segni.
Appunti sulle politiche sociali, 5/2008.

1 recensione per Si fa per dire

  1. 5 di 5

    Il braccio è la linea dell’orizzonte

    Alba e tramonto vengono ‘segnati’ con un piccolo cerchio fatto con pollice e indice della mano dominante: il sole – che si avvicina o che si allontana perpendicolarmente alla linea d’orizzonte, il braccio non dominante. Sole che si alza e sole che tramonta in Lingua Italiana dei Segni. Immagine iconica con un pizzico di poesia.
    Espressioni di una lingua molto ricca che si gioca tutta su un canale comunicativo “diverso da quello fonico-acustico: lo stesso canale sul quale ogni giorno ciascuno di noi fa”. I toni, la leggerezza, la ricchezza, l’intensità emotiva vengono detti con segni, con espressioni del viso, con posizioni del busto, con la stessa fluidità e rapidità con cui si parla con la voce.
    La LIS usa componenti manuali: la configurazione della mano, il luogo di articolazione, il movimento, l’orientamento del palmo e delle dita per dire e usa anche dei “segni senza nome”, i classificatori, corrispettivi inesistenti nella lingua parlata, credo. Prima si segna l’oggetto o la persona, si fa il classificatore, poi si inizia il racconto senza ripetere il segno dell’oggetto principe ma mostrando il classificatore quando occorre, quando si descrive un’azione, un movimento, un insieme, una pluralità di quel primo. Decifrazione complicata se non si conosce la LIS, strategia anche di economia oltre che di composizione di forma di linguaggio elegante e raffinata.
    Di tutto questo parla il libricino e anche della comunità dei sordi, della cultura, di teoria della Lingua, oltre a una ricca bibliografia e a una sitografia. Un testo molto utile soprattutto a chi vuole avvicinarsi alla Lingua dei Segni, al pari di ogni Lingua da studiare e da praticare frequentando sia la scuola sia chi la parla, la segna. Si potrebbe dire un bignamino il libro, utile.
    La casa editrice, nuovissima, partecipa al progetto Impatto Zero di LifeGate. Coraggioso e nobilissimo intendimento.

    Annaregina, 28 agosto 2007 (http://www.lafeltrinelli.it/libri/francesca-delliri/si-fa-dire/9788889671047)

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